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Gli adolescenti non sono alieni
Nel corso degli ultimi decenni la nostra società ha sviluppato una grande sensibilità e attenzione nei confronti dei più piccoli: basta guardarsi un po’attorno, infatti, per poter trovare con facilità servizi e iniziative dedicate all’infanzia, addetti ai lavori che forniscono indicazioni pedagogiche per accompagnare i bambini nel loro percorso di crescita, pubblicazioni e trasmissioni pressoché infiniti rivolti al pubblico dei giovanissimi e alle loro famiglie. I bambini vengono osservati con sguardo tenero e affettuoso dalla maggior parte degli adulti, in un atteggiamento di attenzione e comprensione sconosciuto nelle epoche precedenti.
Ma cosa accade quando i nostri bambini smettono di essere piccoli e iniziano a crescere? Quello a cui molte volte assistiamo è un atteggiamento di confusione e smarrimento di fronte a questi nuovi individui così diversi da quelli che conoscevamo, quasi come se i bambini che tanto adoravamo avessero lasciato il posto ad alieni giunti da un altro pianeta.
"Non riconosco più mio figlio: saranno gli ormoni!"
Più che gli ormoni, è il cervello. Questo complesso organo, infatti, alla nascita non è del tutto formato, ma cresce ed evolve nel corso degli anni attraverso le esperienze che facciamo. Lo sviluppo delle diverse aree non avviene, tuttavia, in maniera simultanea, e quello che accade in adolescenza è che alcune regioni sono maggiormente sviluppate a svantaggio di altre. Più nel dettaglio possiamo osservare una maggior maturità delle aree sottocorticali (adibite a funzionamento motorio, regolazione delle emozioni ed esercizio delle abilità sociali) rispetto a quelle corticali (addette a funzioni quali quella inibitoria, problem solving e processi decisionali). La funzionalità sinaptica subisce una riorganizzazione, grazie ai processi di mielinizzazione neurale e pruning che, rispettivamente, rinforzano le connessioni sinaptiche e agiscono una selezione a svantaggio di quelle meno frequenti.
Un ruolo particolarmente rilevante è giocato, inoltre, dal circuito mesocorticolimbico, il sistema di ricompensa cerebrale che viene attivato dagli stimoli piacevoli rilasciando dopamina: negli adolescenti, infatti, il livello basale di quest’ultima è inferiore a quella presente nelle altre età, mentre il suo rilascio di fronte a stimoli piacevoli è superiore.
Queste caratteristiche della struttura cerebrale influenzano pensieri, emozioni e comportamenti degli adolescenti e sono particolarmente osservabili nella frequente ricerca di stimoli nuovi al fine di ottenere gratificazione ed eccitazione, in un maggior coinvolgimento sociale e iperinvestimento nei legami affettivi amicali e/o amorosi, nell’estrema intensità emotiva e difficoltà nella regolazione di emozioni e impulsi, nella creatività e originalità che caratterizzano questa età.
Gli aspetti fisiologici di cui sopra vanno ad intrecciarsi con i compiti evolutivi che gli adolescenti sono chiamati ad affrontare, processi e acquisizioni specifici di ciascuno stadio di sviluppo che, una volta raggiunti, permettono di procedere nel proprio percorso di crescita. Ecco che durante questo periodo i ragazzi sono sempre più orientati al progressivo raggiungimento dell’autonomia e dell’identità personale, che si realizza attraverso un sempre maggiore distacco dalla famiglia, tanto sul piano fisico (tendenza a trascorrere maggior tempo fuori casa), quanto su quello emotivo e mentale (esperienze emotive nuove, maturazione di pensieri e opinioni personali, spesso diverse se non addirittura in contrasto con quelle dei propri genitori). In questi anni la creazione di nuovi legami affettivi diviene fondamentale: se durante l’infanzia, infatti, la famiglia rappresentava la base sicura in cui sentirsi protetti e accolti, adesso sono i pari ad assolvere a questa funzione. Gli adolescenti compiono un vero e proprio movimento verso l’esterno: dal nido familiare all’ambiente circostante; da credenze e valori conosciuti all’esplorazione di modi differenti di pensare e vedere il mondo; da concetti tradizionali ad altri nuovi e originali, in un processo complesso e faticoso che permetterà poco a poco l’integrazione di un senso di sè unitario e strutturato.
"Ai miei tempi..."
I”miei tempi” non esistono più: esiste l’epoca attuale, e paragonare gli adolescenti di oggi a quelli appartenenti alle generazioni precedenti vizia non poco la lente di osservazione. Negli ultimi decenni, infatti, abbiamo assistito a profondi e radicali trasformazioni in termini culturali, antropologici e sociali, la cui complessità è tale da non permetterne un’accurata trattazione in queste poche righe.
Tuttavia, non possiamo parlare di adolescenza senza comprendere che cosa significhi essere adolescenti – con tutte le dinamiche che abbiamo visto sopra – nel contesto occidentale attuale: un contesto estremamente fluido, caratterizzato da precarietà e incertezza, che sempre meno sostiene la vitalità e l’apertura al futuro dei più giovani, orientandoli al contrario verso una posizione di chiusura, preoccupazione e paura. Il mondo non è più solamente quello fisico, fatto di strade da percorrere, persone da abbracciare, odori da assaporare: si intreccia e si sovrappone a quello virtuale, spesso estremamente variegato, potenzialmente infinito, contraddittorio. E’ anche in questo luogo – non luogo che i ragazzi oggi si relazionano e confrontano, sperimentano emozioni, si costruiscono opinioni, apprendono norme, regole, valori etici e morali. Il mondo adulto, che dovrebbe sostenerli, accoglierli e guidarli, di frequente appare esso stesso sofferente: spesso confuso e disorientato, fatica ad assolvere ad una funzione normativa, a uscire da una posizione individualista ed egocentrica e a restituire una prospettiva orientata al divenire.
Attribuire colpe o responsabilità sarebbe tuttavia riduttivo e scorretto: non si tratta di puntare il dito contro qualcosa o qualcuno, ma di sforzarci di osservare i fenomeni attraverso una prospettiva più ampia e complessa.
"L'adolescenza è un periodo infelice: dobbiamo attendere che passi"
L’adolescenza non è “un periodo infelice”, ma una fase cruciale nello sviluppo individuale, e necessita di attenzione e cura. I ragazzi si trovano in un momento di passaggio caratterizzato da enormi potenzialità, ma anche vulnerabilità e fragilità, e sono spesso attraversati da emozioni forti e destabilizzanti, quali confusione, paura, ansia e frustrazione. La cosa migliore che, come adulti, possiamo fare per loro non è lasciarli soli a gestire queste nuove esperienze attendendo che “l’adolescenza passi” , ma sostenerli e supportarli dall’esterno mentre percorrono la propria strada.
dove ricevo?
Svolgo la libera professione presso gli Studi medici LAMM a Pescia (PT) e collaboro stabilmente con l'équipe multidisciplinare del centro "Il Giardino" a Montecatini Terme (PT).